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Alessio Parenti, attore comico, autore e... Appoggiatore
Professione comico - Interviste
Scritto da Lucia Resta   
Domenica 14 Marzo 2010 10:30

Alessio Parenti ha da sempre un solo obiettivo: far ridere. E ci riesce benissimo, non solo con gli sketch che scrive e che recita, ma anche con il suo modo di fare nella vita di tutti i giorni. La sua innata comicità è tangibile in questa intervista che ci ha rilasciato tra un viaggio e l'altro. Sì perché in questo periodo è impegnato ad... appoggiarsi in tutta Italia. È infatti ormai noto al grande pubblico per essere l'Appoggiatore delle Iene, una figura non mitologica ma sicuramente mitica dell'irriverente programma di Italia1. Ma Alessio non è soltanto il bizzarro personaggio con la parrucca bionda, perché tra le sue attività principali c'è anche la scrittura per alcuni dei più importanti laboratori di cabaret e per note trasmissioni tv. Conosciamolo meglio attraverso questa divertente chiacchierata.


- Alessio, se guardiamo i tuoi titoli possiamo dire che sei un artista a tutto tondo, visto che hai anche una laurea col massimo dei voti all'Accademia delle Belle Arti. Insomma, pittore prima che attore o viceversa? O semplicemente, essendo nato a Natale, sei uno e trino...
"Effettivamente essere nato a Natale mi porta a sperare grandi cose dalla mia vita. Almeno per i primi tretantré anni...
'Artista' è un parolone, e di certo non me la sento di attribuirmelo. Semplicemente cerco di fare ciò che mi viene spontaneo... Il mio modo di approcciare all'arte, alla comicità, alla vita è sempre lo stesso, non vi sono distinzioni. Marcel Duchamp in un'intervista disse di essere finalmente diventato un 'respiratore'. Sarebbe bello riuscire a fare e produrre in maniera naturale, come respirare.
Ma sto diventando troppo serio... faccio una pernacchia?

- Il tuo avvicinamento al mondo della comicità è avvenuto attraverso la clownerie?  
"Penso che in ordine metterei prima il fumetto (volevo fare il fumettista, lo sapevate? Per la tesina di maturità ho sfornato una strip al giorno per qualche mese, partendo da fatti d'attualità). Poi, siccome da sempre il mio scopo era quello di far sorridere chi era triste, e di non far sentire sole le persone, ho iniziato con la clown terapia. Alcuni dei più bei ricordi della mia vita sono legati a questa esperienza. Non direi di aver smesso: siccome in quel modo potevo far ridere solo uno o due bambini per volta, ho pensato a un modo per poter raggiungere più persone, così ho cercato di avvicinarmi alla televisione... Il mio obbiettivo è sempre lo stesso".

- L'Aappoggiatore che proponi alle Iene è una gag che hai presentato anche al Saturday Night Live (L'uomo che si appoggia), solo che lì lo facevi con i tuoi colleghi, mentre ora è diventata una candid camera a ignari sconosciuti. Come è nata l'idea in origine e come hai deciso di adattarla alle Iene? E soprattutto... hai mai rischiato di prenderle seriamente da qualcuno particolarmente suscettibile?

"L'Appoggiatore è nato per caso. Al SNL lavoravo sia come autore che come attore, quindi ero in redazione tutti i giorni, tutto il giorno. Siccome sono uno che si annoia molto facilmente, ogni tanto inventavo qualcosa per divertirmi. Un giorno, dati alcuni sketches che si stavano registrando, mi son ritrovato una parrucca della Carrà in giro. L'ho indossata. Ho trovato anche una conchiglia. L'ho indossata. E c'era la giacca di una ragazza della redazione, e ho indossato pure quella (non la ragazza, ho indossato la giacca). Mi son messo a girare per la redazione vestito così, come se nulla fosse. Poi, siccome con la conchiglia potevo dare colpi di pube senza sentire niente, ho iniziato ad appoggiarmi a tutto mentre si lavorava. Immaginando la cosa vista da fuori ho proposto ad un mio collega di seguirmi con la camera, e poi l'abbiamo montato. Nacque così 'L'uomo che si appoggia'.
Arrivato alle Iene l'ho mostrato ad alcuni autori, spiegando che mi sarebbe piaciuto farlo in candid. Hanno riso, ci hanno creduto ed eccomi qua, a rispondere alle domande indossando una parrucca bionda e una conchiglia...
Molti mi domandano come faccia a restare così serio quando giro L'Appoggiatore... la mia risposta è: 'Sono serio perché ogni volta rischio la vita!'. Perché effettivamente non so mai come le persone possano reagire, e in molti si arrabbiano. Fortunatamente al momento me la sono cavata al massimo con qualche spinta, ginocchiata o schiaffo... (spero di non aver parlato troppo presto...)".

- Il pubblico televisivo ti conosce soprattutto per la tua partecipazione ai programmi di cui abbiamo appena parlato e, per chi ha Sky, a Central Station, ma il tuo zampino c'è dietro molti altri programmi tv, da Buona la prima a Geppi Hour fino a Piloti. Com'è la tua attività di autore? Quando è cominciata?
"Te pensa, davvero c'è il mio zampino pure lì? Vediamo, com'è cominciata... ritorniamo alla clown terapia. Metto il naso rosso... ed eccoci qua, tornati. Volevo raggiungere più persone per regalar loro un sorriso, ho pensato alla televisione, e il programma più famoso di comicità era Zelig. Compiuti i diciotto anni ho mandato una mail lì e mi hanno risposto che c'erano i provini. Ho fatto il provino con il primo monologo che avessi mai scritto, ed era forse la prima volta che salivo su un palco del cabaret (di certo era la prima volta che entravo in quel famoso locale di Viale Monza! era il 4 giugno: ogni anno ne festeggio l'anniversario). Hanno creduto in me. Così ho cominciato a frequentare i laboratori di Zelig. Ero appunto molto giovane, così all'inizio ero più là a prendere appunti... poi mi han detto: 'Già che sei qui comincia a scrivere...'; e così ho iniziato a fare l'autore. Era il 2003.
Non c'è differenza per me tra lo stare sul palco o dietro. Mi diverto molto in entrambi i casi".

- In Buona la Prima chi aveva più in mano la situazione: voi autori che proponevate le idee più bizzarre e spesso surreali o gli attori che improvvisavano sul palco? Come venivano preparate le puntate?

"Buona la Prima era una magia! La situazione era in mano a tutti allo stesso modo, si era una squadra. Tra autori si sudava per chiudere una storia tramite suggerimenti, difficile perché ogni suggerimento doveva: a. essere divertente da leggere, b. essere realizzabile in maniera divertente, c. portare avanti la storia e d. non doveva essere già stato fatto; tutto in un paio di righe al massimo. Poi sul palco, davanti ai tuoi occhi, quelle righe diventavano vita, e venivi sorpreso dalla genialità degli attori, che andavano oltre la tua fantasia.
Nelle tre edizioni sono variati un po' i meto
di di concepimento delle puntate... Ma principalmente funzionava così: un autore proponeva un plot (una piccola trama; che in Buona la Prima doveva essere proprio piccola) e stendeva una prima idea di suggerimenti. Poi si rafforzava magari con qualche altro collega. Il giorno in cui doveva andare in scena lo prendevano in mano i tre autori supremi e lo rifinivano. Di solito era comunque un brainstorming.
Detto così sembra tutto molto semplice e liscio, in realtà c'erano mille difficoltà e si correva tantissimo per finire in tempo, perché siccome era tutto inesistente e quindi ancor più soggettivo, spesso ci voleva un'ora per un unico suggerimento".

- Sei attore e autore anche per molti laboratori come quelli di Zelig e il Ridi'n'Blu. I laboratori vi servono solo per sperimentare le gag e abituarvi al pubblico o sono dei veri e propri show con un lavoro attento anche dietro le quinte?

"I laboratori servono a tutto. Per fare palco (che è fondamentale) e per provare i pezzi. Si chiama laboratorio, ma è una vera e propria serata, con pubblico pagante, e, anche in quanto tale, va soddisfatto. Ci sono prove pomeridiane, lavori sui testi, scalette, eccetera.

I due laboratori che hai citato sono anche diversi tra loro: i laboratori Zelig sono finalizzati, quindi, oltre ai comici, ci sono anche degli autori che sistemano i pezzi, suggeriscono, tagliano, prendono decisioni... Al Ridi'n'Blu invece i comici sono allo stato brado: c'è scaletta e coordinazione, ma non c'è una supervisione a mettere dei 'recinti', quindi c'è più spazio per improvvisazione e fantasia. Insomma, i laboratori sono dei veri e propri show, solo che nessuno sa come sarà lo spettacolo".

- Il divertentissimo personaggio di Fudo, parodia dei giovani di oggi che abbiamo visto a Central Station su Comedy Central, pensi di proporlo anche in qualche altra trasmissione tv?
"Grazie per il divertentissimo! (a te sì che t'han taggata bene!) Non so se lo andrò a proporre in qualche altra trasmissione... Fudo è in giro che sta continuando a vivere le sue storie, se finirà davanti a qualche telecamera le racconterà volentieri!"

Qui trovate il sito personale di Alessio Parenti e qui potete vederlo nei panni di Fudo e dell'Appoggiatore (che su Facebook ha già molti gruppi di fan).