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La bravura di un comico dipende da tante cose, da quanti applausi riceve, da quante risate suscita, da come riesce a coinvolgere il pubblico. Spesso è una questione di gusti personali: a qualcuno piace di più un comico ad altri un altro. Però ci sono dei casi in cui ci si trova davanti ad artisti oggettivamente bravi, ai quali è impossibile trovare difetti perché sanno far ridere, improvvisare, cantare, suonare, scrivere testi e canzoni e catturare l'attenzione del pubblico emozionandolo. Marco Passiglia fa sicuramente parte di questa categoria, non a caso quest'anno ha fatto incetta di premi, coronando una carriera già ricca di soddisfazioni. Ecco cosa ci ha raccontato di se stesso e del suo spettacolo Sbam! Sono fuori di me... e non trovo le chiavi al Teatro Morgana di Roma dal 6 all'11 aprile.
- Dopo la vittoria del Premio Troisi 2009 e di BravoGrazie 2010, praticamente i più importanti concorsi per comici, pensi che quest'ultimo anno sia stato quello della tua consacrazione? "Beh, chiaramente vincere due concorsi così importanti nel giro di sei mesi è una buona iniezione di fiducia. Diciamo che sono state due belle pacche sulle spalle e un 'Bravo, stai andando nella direzione giusta'. Questo fa crescere il desiderio di migliorarsi. Però ti giuro che all'idea di consacrazione preferisco di più quella della soddisfazione personale!"
- In entrambi i concorsi ti aspettavi di vincere o ci speravi solamente? "Non sono così pazzo da aspettarmi di vincere qualcosa per quello che faccio, ma abbastanza pazzo da chiedermi 'perché no?'"
- Parlaci del tuo spettacolo Sbam! Sono fuori di me... e non trovo le chiavi, che ad aprile porterai al Teatro Morgana e che hai già "testato" al Piccolo Re di Roma e al Tina Pika. "L'anteprima è stata un successone. E poi mi sono divertito davvero tanto! Le due cose devono avere per forza un legame tra loro, anche se credo che ci sia un valore oggettivo in qualsiasi forma d'arte, per cui non è solo vedere un pazzo che si diverte a fare di uno spettacolo un bello spettacolo. Mi piace quello che sto scrivendo e mi piace il fatto che sia uno spettacolo molto vario, che passa con agilità da un racconto a una canzone, da un monologo a una poesia, dalla satira di costume alla malinconia di un ricordo. Si ride molto e si contattano delle emozioni. C'è addirittura qualcuno a cui esce una lacrimuccia. So' soddisfazioni! Riuscire a contattare delle emozioni attraverso il sorriso credo sia la cosa più bella. Quindi io uno spettacolo così non me lo perderei. Insomma fossi in voi, verrei a vedermi!"
- Da dove nasce il soprannome Skizzo? "A Roma qualche anno fa era un soprannome molto diffuso, tra gli iperattivi!"
- Per un comico la gavetta è meglio farla nei villaggi turistici o nei laboratori? "Per chi vuol fare il comico avere un pubblico davanti è sempre una gran fortuna. Per questo credo che il villaggio per me sia stata una buona palestra. Poi i laboratori sono il passo successivo. Però non è così facile trovarne di seri. Io frequento il Makkekkomiko, un laboratorio in un piccolo Teatro a Testaccio. Ci si incontra il pomeriggio e la sera si va in scena con i pezzi preparati nel pomeriggio. C'è un bellissimo scambio di idee in un clima di generosa collaborazione che nel nostro ambiente è difficile da trovare. Il pubblico se ne accorge, e prenota già dal giorno prima!"
 - Tu scrivi canzoni tue e parodie di canzoni famose, come scegli i testi da parodiare? "Le parodie vengono così, all'improvviso. A volte basta un Mojito e tutto viene da sé. È molto divertente! Però il valore artistico di una canzone comica, originale nel testo e nella musica, è oggettivamente maggiore, per cui non basta un Mojito solo! Nel mio spettacolo ci sono tre canzoni originali di cui vado molto fiero".
- Per la tua comicità qual è il mezzo migliore: la tv, la radio, il teatro? "Il teatro è il tempio della comunicazione. È sempre il posto migliore in assoluto! Non si può prescindere dal teatro. Se prima dicevo che il villaggio è stato per me una palestra, il Teatro è l'unica scuola. Chi non fa Teatro rimane sempre e comunque un autodidatta La radio è molto affascinante. Credo che chi ha avuto la fortuna di iniziare nel periodo delle radio indipendenti abbia provato delle emozioni difficili da spiegare. La televisione è una grande vetrina, che può darti la 'popolarità'. Purtroppo da qualche tempo si tende a esaltare il ridicolo e questo non mi entusiasma. Ricordo una frase di Oscar Wilde che diceva: 'non dovrebbe essere l'arte a diventare più popolare, ma il popolo più artistico'. Condivido".
- Della comicità in tv cosa ne pensi? C'è un certo "squilibrio" tra Rai e Mediaset... "Beh più che comicità, in Tv si fa intrattenimanto e per me, che amo il varietà comico, non è il momento più bello".
- Essere romano può costituire un vantaggio per un comico? "Essere romano è sempre un vantaggio! Scherzo, essere vivi è sempre un vantaggio e rimanerci il più possibile offre un sacco di possibilità!"
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