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Home Professione comico Interviste Intervista a Maurizio Lastrico, 100° comico di Zelig che fa ridere in endecasillabi
Intervista a Maurizio Lastrico, 100° comico di Zelig che fa ridere in endecasillabi
Professione comico - Interviste
Scritto da Lucia Resta   
Mercoledì 27 Gennaio 2010 19:10
Subito dopo le prime esibizioni sul palco di Zelig Off Maurizio Lastrico ha cominciato a raccogliere standing ovation del pubblico e migliaia di visualizzazioni dei video delle sue performance su YouTube. I suoi monologhi in rime dantesche stanno avvicinando alla Divina Commedia anche i meno appassionati di letteratura e i papà di Zelig, Gino e Michele e Giancarlo Bozzo, lo hanno scelto come centesimo comico sul palco del teatro degli Arcimboldi, per la settima edizione in prima serata dello storico programma comico di Canale5. I suoi endecasillabi sono nati quando frequentava la scuola del Teatro Stabile di Genova e sono piaciuti subito, tanto che la direttrice Laura Messeri voleva che si diplomasse con quei monologhi, ma poi lui ha preferito Pinter. Ora continua la sua carriera di attore professionista e come molti suoi colleghi è terribilmente severo con se stesso: nonostante i mille apprezzamenti dei nuovi fan non è ancora pienamente soddisfatto delle sue performance. Conosciamo meglio Maurizio Lastrico con questa intervista concessa al Comedy Planet dopo una dura giornata di prove.

- Maurizio, come è stato esibirti nella prima puntata della settima edizione di Zelig come 100° comico della storia di questa trasmissione e come ultimo della serata davanti a 2500 persone
.
"Beh, ovviamente c'era tanta tensione e io lo so che bisogna essere clementi con se stessi, ma non sono molto soddisfatto della prima esibizione, per una questione di divertimento personale. Poi piano piano adesso mi sto sciogliendo un po' di più, comunque diciamo che il difficile più che controllare l'emozione è trovare il modo di relazionarsi con quelle 2500 persone. Chi, come me, è
abituato al cabaret in locali non troppo grandi deve tradurre tutto quello che è abituato a fare e adattarlo a una platea più grande".

- Ti sei esibito proprio dopo Leonardo Manera con il quale hai lavorato a Grazie al cielo sei qui, su La7. Come è stato ritrovarlo a Zelig, lui che è un veterano ti aveva dato qualche consiglio?
"Sì, mi aveva dato dei consigli, ma non solo lui, anche Giuseppe Giacobazzi, Paolo Cevoli, Raul Cremona, gli autori Gino e Michele e Giancarlo Bozzo. Insomma tutti i veterani si comportano molto bene con noi esordienti, ci danno una grande mano".


- Questa è un'edizione particolare perché vede l'esordio sul palco di Zelig di comici che hanno già un curriculum mostruoso, come Gene Gnocchi, Zuzzurro e Gaspare. Com'è il dietro le quinte?
"All'inizio noi nuovi ci sentivamo un po' come degli intrusi, poi man mano stiamo prendendo confidenza e adesso ci sentiamo meno a disagio soprattutto per come ci accolgono i veterani. Dietro le quinte c'è una bella at
mosfera, per farti un esempio, prima delle prove un giorno abbiamo trascorso un sacco di tempo a fare dei giochi di mentalismo e telepatia con Zuzzurro e Gaspare, molto divertente".

- Hai cominciato a scrivere in endecasillabi mentre frequentavi la scuola del Teatro Stabile di Genova, poi le tue rime come sono arrivate a Zelig?
"Prima di presentarmi a Zelig ho fatto vari concorsi, dove i miei monologhi erano andati discretamente bene, poi li ho portati al laboratorio Zelig di Genova e lì, dopo l'incontro con Carlo Turati e gli altri autori le cose sono cambiate. Ci abbiamo lavorato su per capire quanto ogni monologo doveva essere lungo per un'apparizione televisiva, per trovare un giusto compromesso tra la scrittura che piace a noi attori, raffinata, e il fatto che ogni tanto bisogna anche ridere, inserendo quindi delle battute a fine terzina od ogni due-tre terzine. Poi dopo la scrittura c'è tutto il problema di come mettere in scena il monologo, trovare il modo recitativo adatto, un po' declamato, ma senza mai dimenticare che si è in un contesto di cabaret".

- A Zelig Off ti facevano le standing ovation già dopo le primissime esibizioni. Quando hai concepito questa tua particolare formula di comicità immaginavi che avresti avuto co
sì tanto successo e in modo così immediato?
"No, anzi, sono rimasto molto stupito, pensavo che sarebbe piaciuta solo a una piccola parte di appassionati, ma non mi aspettavo un successo così. Adesso è ancora presto per parlare comunque, le prime puntate agli
Arcimboldi non sono andate come volevo".

- Ma dài, sei davvero pessimista! Sei piaciuto a tutti!

"Beh, sì, come molti attori sono un po' pessimista, però non è solo un vezzo, è anche una sensazione vera e concreta, voglio fare sicuramente meglio".

- Tu sei un attore professionista, ma come hai scoperto la tua vena comica? Mentre frequentavi la scuola o ancora prima?
"Io sono andato allo Stabile di Genova perché sapevo che i membri di gruppi come i Cavalli Marci e i Broncoviz avevano frequentato questa scuola, quindi pensavo che sarebbe stata il posto giusto per me, per crescere come attore e anche come cabarettista".

- Andrai in tournée?

"Sì, prima di tutto porterò avanti il mio lavoro di attore proprio nei posti in cui lo sono diventato e quindi reciterò nel Re Lear di Shakespeare allo Stabile di Genova, poi farò delle serate con uno spettacolo tutto mio che sarà in parte incentrato sulla Divina Commedia, spiegando anche come vengono scritti i monologhi e come scelgo gli argomenti, e presenterò cose nuove come un monologo sui luoghi comuni che ho già pronto e due canzoni sulla cattiveria e l'invidia".