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Lei si definisce un’imbrattapagine, una pseudo-scrittrice, e ogni volta che qualcuno le fa un complimento per ciò che scrive si stupisce e si chiede (testuali parole): “Com’è possibile che le mie vaccate riescano a fare ridere la gente ?!”. Eppure i complimenti e i riconoscimenti stanno diventando sempre più frequenti per questa donna, che ha una carica di energia tale che le basterebbe accarezzare un bradipo per farlo diventare veloce quanto una gazzella. Lei si chiama Luana Troncanetti e, nonostante la sua incredulità, deve cominciare ad abituarsi agli apprezzamenti dei lettori e delle giurie. Il riconoscimento più importante è arrivato proprio in questi giorni e basta nominarlo per capirne il prestigio: Premio Massimo Troisi come miglior monologo di cabaret per il testo Vacanze? No grazie, ho smesso. Abbiamo intervistato Luana in uno dei suoi pochi momenti liberi, dopo essere riuscita a convincere suo figlio Alessandro, di 5 anni, a fare un riposino pomeridiano. Ecco cosa ci ha raccontato.
Come è andata la serata di premiazione a San Giorgio a Cremano? "Dietro il backstage ci stringevamo la mano come scolaretti dell’asilo. Io e gli altri due vincitori tremavamo di un riso nervoso, cacciavamo a fatica una lacrimuccia, sputavamo qualche battutaccia, anche pessima, per vincere l’emozione. A due passi da noi, spauriti esordienti, comici famosi, attori affermati, cabarettisti che ce l’hanno fatta. Poi ci hanno chiamato sul palco: le luci, il pubblico, gli applausi (anche se non fragorosi ma comunque tutti nostri) e soprattutto la vista di quello splendido Pulcinella argentato. Ci guardava sornione, con la tipica cazzimma napulitana, lucente di contentezza forse più di noi. Taceva, e ci fissava come a dire: 'Allèri?' 'Sì, Purcinè. So’contentissima, ce mancherebbbe altro, Purcinella mio…' ho pensato, in romanesco, augurandomi che abbia capito. Sensazioni? Una gioia smisurata, il profumo del bouquet di rose accaldate per me, unica femminuccia sul palco, e una domanda: 'E ora? Cosa si fa ora?' Mi sono sentita come quando ho riportato a casa mio figlio dopo averlo partorito. 'Ora mica dovrò diventare per forza una buona mamma?' ho pensato 'E se non ne sono capace?' Non sono una mamma perfetta, tant’è che ci ho scritto su un libro sulla mia fallacia. Ho vinto il Premio Troisi, ma sono o non sono una scrittrice valida? Forse ci scriverò su un paio di libri per sciogliere questo dilemma e saranno gli eventuali lettori a fornirmi il verdetto, augurandomi che non sia un pollice verso. Sono romana, anche se non proprio antica romana, sufficientemente grandicella per ricordarmi che il pollice verso, soprattutto per chi è nato all’ombra del Colosseo, non è indice di buone nuove. Ma come hai deciso di partecipare al Premio Massimo Troisi? “Ho scoperto solo a dicembre dell’anno scorso dell’esistenza di questo premio, frequentando un forum per scrittori esordienti. Un giorno, durante una discussione che ospitava Laura Schirru, una scrittrice di fantasy che può vantare un’ironia sottile e intelligentissima, ho commentato suggerendole di tentare anche la strada delle scrittura comica. Lei ha risposto che in realtà l’anno precedente aveva ottenuto una menzione speciale al Premio Troisi. Quindi, pur non risultando vincitrice, il suo testo era stato comunque ritenuto meritevole. Così mi sono documentata, sono andata a vedere cosa fosse il Premio Troisi, ma il bando era scaduto da sei mesi. Ho perciò registrato l’informazione su uno dei tanti foglietti che finiscono sistematicamente inghiottiti da un buco nero, e l’ho appiccicato in qualche angolo dell’universo. Quest’anno, visto che senza i post-it dispongo della memoria di uno sgabello, me ne stavo ovviamente dimenticando. Poi, grazie a facebook, ho visto che si parlava di nuovo di questo premio. Me ne sono accorta però solo due giorni prima che scadesse il termine del bando. Panico…'E adesso che cavolo m’invento?' Mi sono messa davanti al computer e in meno di un’ora ho buttato giù questo pezzo che parla delle non vacanze delle mamme. 16 pagine per la sezione scrittura comica. Il pezzo è piaciuto e me lo hanno qualificato come ‘Miglior monologo di cabaret’. Se ci fosse una cabarettista disposta a recitarlo non si dovrebbe modificare granché, almeno così si vocifera. Comunque, dire che la vittoria mi ha sorpreso è un eufemismo”.
Come hai saputo che eri tra i vincitori? "In tempi passati i vincitori venivano proclamati pochi minuti prima della premiazione, così come avviene durante la notte degli Oscar. Poi, visto che la procedura determinava crisi cardiache più o meno letali ai papabili, che rimanevano in palpitante attesa del verdetto, l’organizzazione ha pensato bene di avvisarli in anticipo. Ho ricevuto una mail e una telefonata da parte del presidente della giuria. Quel giorno, stranamente, non avevo ancora aperto la posta elettronica. Sono andata a rispondere convinta che fosse l’ennesima chiamata di uno dei tanti addetti alla vendita di qualche nuova compagnia telefonica. Al termine dell’incredibile conversazione ho riagganciato persuasa che fossi finita per caso su Scherzi a parte. Qualche istante dopo uno dei miei amici di facebook, un autore umoristico che ha partecipato con me al progetto L’enciclopedia degli scrittori inesistenti, curato da Aldo Putignano, ha scritto un messaggio sulla mia bacheca: ‘Hai vinto il Troisi’. 'Allora è vero!', ho pensato. Sono andata a controllare sull wall del gruppo di Pino Imperatore, presidente della giuria, e ho letto nero su bianco il comunicato ufficiale in cui venivano resi noti i nomi dei vincitori”.
Nei sei rimasta sorpresa? “Assolutamente sì, anche perché io non mi reputo una battutista o una scrittrice comica, magari un’autrice ironica se proprio vogliamo scialare. Io, maestra di delicati eufemismi, durante l’amabile conversazione con Pino Imperatore ho domandato: 'Scusa, Pino, mi dici cosa vi siete pippati voi della commissione per far vincere me?'. Pino, uomo spiritosissimo per niente impressionato dalla domanda inopportuna, mi ha rassicurato sulla competenza della giuria, dove normalmente non militano tossicodipendenti, spiegandomi che è stata la mia comicità inconsapevole, il non voler cercare la risata a tutti i costi a determinare la vittoria del pezzo. In altri testi, magari, c’era una ricerca troppo forzata della battuta. Aggiungo, anche se è puerile, che sono poche le donne che possono sfoggiare sulla mensola del soggiorno un Pulcinella identico al mio e, se ce l’hanno, si limitano a spolverare con cura un premio vinto dal marito, dal compagno, dal fratello, dal nonno, dal coinquilino, dal pesce rosso, dal cardellino, dal cincillà… Tutti personaggi legati da un unico comun denominatore: poter sfoggiare un pene, anche se di forma e dimensioni diverse. Perciò, la soddisfazione di aver sovvertito, nel mio piccolo, una delle tante predominanze maschili, è motivo di doppio orgoglio.”
Questo non è l’unico riconoscimento che hai ricevuto, anche se la tua carriera da scrittrice è cominciata da pochissimo tempo. "Isabelle Allende ha una carriera, la Littizzetto, la Rowling, la Casati Modignani, la Kinsella hanno una carriera. Io al momento ho solo un sogno. Sono sprofondata da qualche tempo in una sorta di fase rem dalla quale mi auguro di svegliarmi con un sorriso radioso. Fra un sonnellino e l’altro, ogni tanto il regalo di qualche piacevole sorpresa: proprio pochi giorni fa, il 1° luglio, appena tornata dal parrucchiere, ho ricevuto una e-mail in cui mi veniva comunicato che avevo vinto il premio Tifeo Web Narrativa on line, per il racconto La bionda. Anche in questo caso, tanta incredulità e soddisfazione, soprattutto perché per una volta tanto avevo scritto un pezzo serio. Un paio d’anni fa, invece, sono stata tra i vincitori del concorso Parole in corsa, promosso dall’Atac a Roma. Ho visto un manifesto su un autobus che parlava di ’90 righe per uscire dall’anonimato’, così ho spedito un racconto intitolato Il primo amore. Lo avevo buttato giù su un pezzaccio di carta alle 6 del mattino, il giorno prima che si sposasse mia sorella. Quell’evento mi aveva ispirato e solo successivamente l’ho inserito nel file che chiamo 'Avanzi', una cartella lasciata a vegetare sul desk top del mio pc in attesa di degna sepoltura. Quando ho visto che c’era il concorso l’ho riesumato, ho limato qualcosina per farlo rientrare nel limite delle battute imposto dal regolamento e l’ho spedito, così, senza nessuna pretesa…”
Come sei diventata una scrittrice? “No, io non ci riesco proprio a definirmi una scrittrice! Ho cominciato a scrivere per caso. In realtà da bambina volevo fare tutt’altro: amavo disegnare, colorare il mondo di tinte improbabili per cacciare via la tristezza del grigio; adoravo leggere, seguire gli spettacoli a teatro, ascoltare buona musica. In età più matura le mie autentiche passioni sono la cioccolata e il commissario Manara. Sì, proprio così, il mio sogno è commettere un crimine efferato per farmi arrestare da Guido Caprino, che è un fico della miseria (scherza, anche perché felicemente sposata da 12 anni ndr). Il top della goduria sarebbe sperimentare un interrogatorio tête-à-tête con quello splendido, italico masculo, mentre sgranocchio una baguette stracolma di Nutella. Non ho mai regalato particolare attenzione alla scrittura, anche se fin da ragazzina ho sempre ottenuto il massimo dei voti in italiano. Come ogni brava adolescente che si rispetti, ho tenuto per un po’ di tempo un diario infarcito di un pessimismo cosmico che avrebbe indotto al suicidio anche l’omino farneticante della Uni Euro. Ma quando le lamette arrugginite hanno iniziato ad esercitare su di me un allarmante fascino ambiguo, l’istinto di conservazione ha preso il sopravvento e ho smesso. Soltanto dopo aver messo al mondo Superboy ho iniziato a scrivere per esorcizzare con un po’ di sana ironia il difficilissimo mestiere di madre. Devo ringraziare mio figlio, che mi ha introdotto con prepotenza nel tragicomico mondo mammesco. È ui il vero autore del mio primo libro: Le mamme non mettono mai i tacchi. L’ha scritto lui, semplicemente esistendo". Parlaci di questo libro, è cercando di promuoverlo che ti sei fatta notare nella Rete. “Non è che mi fossi montata la testa o che pensassi di aver scritto un capolavoro che mi avrebbe reso nota a tutte le mamme del globo. Quello che mi ha spinto a promuovere il mio libro è stato il fatto di aver visto in maniera tangibile i riscontri immediati delle persone che lo leggevano. Dopo averlo pubblicato, e a seguito della presentazione al Galassia Gutenberg, ho affisso una locandina pubblicitaria nei locali della scuola materna di mio figlio. La prima folle ne ha acquistata una copia e poi è iniziato il tam tam fra le mamme. Ne ho vendute 25 copie in due settimane. La cosa che mi ha stupito e incoraggiato è stato il venir fermata davanti al cancello della scuola da mamme che nemmeno conoscevo bene o addirittura non conoscevo per niente e che mi dicevano ‘Sì quello che hai scritto è vero, hai ragione, mi sono divertita tantissimo’. Così ho detto: ‘Forse non è una totale minchiata’ e ho cominciato a sperimentare degli strumenti di divulgazione, primo fra tutti il blog, visto che la mia casa editrice non attua vere e proprie strategie pubblicitarie. Poi, pian piano, tramite il blog qualcuno ha iniziato a pescarmi nello smisurato oceano degli aspiranti scrittori. Ho partecipato a L’uomo della notte di Maurizio Costanzo, una trasmissione radiofonica durante la quale ho avuto l’onore di chiacchierare per 10 minuti con il Baffo più famoso d’Italia. Ovviamente abbiamo parlato di tutto lo scibile umano, tranne che del libro… Alcune lettrici hanno gentilmente postato delle recensioni sui loro blog: ce ne sono 13-14 positive, un paio delle quali opera di editor professioniste, come quella di Alessandra Di Gregorio. È una recensione così entusiastica da far sorgere istintivi dubbi sulla parzialità dell’autrice. Giuro sul mio onore che non ho retribuito Alessandra per scrivere quelle due pagine di elogi, non rientra nel mio stile, non rientra nel suo e non rientra neanche nel mio budget: attualmente attraverso un periodo di stanchezza economica devastante, non potrei permettermi un’adulatrice a pagamento". Il tuo blog è molto seguito… “Diciamo che è dignitosamente seguito e che lo ritengo un’ottima palestra di scrittura. È un’enorme soddisfazione leggere i commenti divertiti dei malcapitati frequentatori del mio blog e un piacere approfondire la conoscenza con alcuni di loro. Oggi, se dovessi riscrivere il mio libro, lo farei sicuramente meglio. Adesso scrivo in modo più caustico, incisivo e, me lo auguro, più divertente di quanto non facessi due anni fa". Progetti futuri? “Beh, intanto ho partecipato al progetto di Aldo Putignano dell’Enciclopedia degli scrittori inesistenti, un’ antologia dove altre menti malate come e più della mia si sono divertite a inventare autori, autrici e correnti letterarie di pura fantasia. Io ho partorito la figura di Raggianti Allegrani Serenella, una sfigata cronica che affronta vicissitudini normalmente insostenibili dai comuni mortali sempre con il sorriso sulle labbra. Quindi vedrò il monologo grazie al quale ho vinto il Troisi pubblicato da Comix assieme agli altri pezzi vincitori e poi… c’è un romanzo nel cassetto. Lo scorso inverno ho tentato l’impresa folle e disperatissima di voler partecipare al concorso indetto da Mondadori What women write. Avevo appena tre mesi di tempo e il supporto di un nugolo di neuroni in frenetico orgasmo scrittorio dai quali ho preteso troppo, davvero troppo. Anche per un vulcano come me è impossibile generare un romanzo in novanta giorni: non ci riesci se sei la Casati Modigliani, figurati se sei Luana Troncanetti! Ma ho comunque fatto un tentativo: mi sono impegnata seriamente, rubando qua e là spazi di tempo in realtà inesistente. Ho scritto ventitre capitoli in meno di due mesi, azzannando wurstel crudi al volo mentre continuavo a picchiettare incessantemente sulla tastiera. Mancavano soltanto sette capitoli alla fine, avrei potuto teoricamente farcela. Ho sottratto ore preziose di sonno al mio sacrosanto riposo notturno, ho dimenticato per settimane di comprare il latte, ho buttato all’aria amicizie secolari, ho ricevuto un mandato di comparizione da parte dei miei genitori, preoccupati della mia assenza ingiustificata al rituale pranzo della domenica. Tutto ciò mentre continuavo a lavorare e a prendermi cura di bazzecole quali il domare un figlio a tratti ingestibile, il lustrare la Casa Bianca che farò prima o poi esplodere in aria per risolvere il problema alla radice, l’occuparmi di attività accessorie quali lo spesone bisettimanale e lo stirare cataste di panni che ricrescono come la minestrina. Poi l’ovvia realtà: non andava, per niente. Sembrava una lista della spesa: piatto, impersonale, privo di reale sentimento, orfano di emozione. Ora lo sto sottoponendo a severa revisione, augurandomi di ricavarne qualcosa di leggibile. La trama mi è stata ispirata da una donna ha adottato una bambina di colore, una persona magnifica che mi ha aperto il suo cuore con semplicità insegnandomi un’altra sfumatura dell’essere mamma. Nel romanzo ho affrontato temi delicati come l’aborto e l’adozione tentando di spruzzare il tutto, dove possibile, con un pizzico di ironia. Lo so che può sembrare un connubio agghiacciante, ma… vedremo”. In fondo il suo motto è “ Bisogna provare, provare, provare, provare, provare”. A questo link potete leggere i nomi di tutti gli altri vincitori e menzioni speciali del Premio Massimo Troisi 2009.
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