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Chiacchierata con Cesare Gallarini
Professione comico - Interviste
Scritto da Lucia Resta   

Cesare Gallarini quando si parla di comicità è una garanzia. Con lui si può chiacchierare a 360° del meraviglioso mondo dei comici perché oltre a essere egli stesso un grande attore e cabarettista, è anche autore e regista teatrale e televisivo, organizzatore di eventi, pedagogo e formatore di nuovi comici. Ha fatto un po' di tutto insomma e si dedica anche ai festival in qualità di direttore artistico o di giudice. Ecco l'intervista che ci ha rilasciato, in cui ripercorre alcune tappe della sua carriera e ci racconta come vede la comicità di oggi, riservando qualche suggerimento ai comici emergenti.

La comicità è un dono o qualcosa che si può "apprendere"? Insomma, comico si nasce o si diventa?
"Credo che tutti abbiano un clown interiore ma pochi riescono ad esternarlo e pochissimi a sfruttarlo (diventando buffoni buffonanti impegnati nella difficile arte di divertire gli umani …). Comico un po’ si nasce e se si decide di apprendere, forse, comico si diventa!"
Lei ha recitato anche Shakespeare, Goldoni, Cechov... ha deciso prima di fare l'attore o il comico? Quando e come ha deciso di dedicarsi alla recitazione e alla comicità?
"Ho studiato regia teatrale con bravi maestri italiani e russi, poi negli anni 80 ho creato con Marco Della Noce il duo comico La carovanaRicci ci ha visti e portati a Drive In. Ma non ho mai abbandonato il teatro e la regia (anche di impegno civile). Ho recitato in teatro per pochi anni… troppe lattine in faccia, al mattino, lanciate in teatro dagli scolari!"
Lei ha un curriculum lunghissimo e variegato. Nel corso della sua brillante carriera c'è qualcosa che le è piaciuto fare in modo particolare e qualcosa che invece ha fatto malvolentieri?
"Credo di aver fatto tutto molto volentieri e con passione, anche sbagliando o facendo scelte per alcuni discutibili… altrimenti dove sarebbe il divertimento? Unico rimpianto di non fare più radio (attualmente, poi si vedrà…) che trovo un mezzo fantastico!"
Com'è lavorare con Aldo Giovanni e Giacomo?
"Semplicemente Magico!"
Lei è stato consulente per Mediaset nella scelta e formazione di nuovi comici. In base a cosa veniva fatta la scelta? Cosa deve avere un comico per sfondare in tv?
"I comici spesso vengono selezionati in base alle loro proposte e al contesto della trasmissione. A volte, alcuni comici bravissimi non passano i provini per dei programmi dove la loro comicità potrebbe (secondo gli autori) non funzionare. Gli elementi per sfondare sono tantissimi. Mi piacerebbe poter dire: far ridere ed essere nella trasmissione giusta per le tue doti".
La tv è la vetrina più importante o quello che conta è riempire un teatro, una piazza o un locale di cabaret?
"Ridateci le PIAZZE! I TEATRI! I LOCALI! Sicuramente la TV è importante per veicolare il proprio nome e la propria comicità ma sarebbe bello poter tornare a fare gli show negli spazi del cabaret!"
Visto che ci sono tanti talent show non se ne potrebbe fare uno interamente dedicato ai comici? (In parte ad Arezzo ci hanno provato con X Comedy...)
"Purtroppo funzionano molto poco quelli con protagonisti i comici… forse perché c’è poca aggressività, invidia, amori e cattiveria!"
Che cosa pensa delle sit-com italiane?
"Vedo pochissimo la tv e, per nulla, le sit-com (neanche quando le faccio…). Ricordo i sit-In ma erano altri tempi!"
Da dove deve cominciare un giovane comico per farsi conoscere?
"Oggi dai cosiddetti laboratori, cercare di fare serate in 'apertura' a comici con esperienza (rubando un po’ il mestiere) e solo quando pronti partecipare a qualche festival di cabaret e successivamente ai provini televisivi o radiofonici. Ricordo che Fabrizio Fontana fece moltissime aperture ai miei spettacoli! Quando l’allievo supera il maestro eh eh eh!"
Quanto sono importanti i laboratori per i comici?
"Come vengono proposti oggi a poco purtroppo. Non sono veri laboratori ma solo spazi per potersi esibire. Negli anni novanta a Milano c’erano una decina di locali di cabaret. Tutti ti scritturavano per una settimana, e quella era la nostra palestra! Oggi vedo aspiranti cabarettisti che frequentano i laboratori esibendosi sempre con il solito pezzo di cinque minuti!"
E i Festival? Lei ne organizza molti come direttore artistico e spesso è in giuria...
"Come ho detto prima, i festival sono vetrine importanti per farsi conoscere e conoscere gli addetti ai lavori. Ma, consiglio, presentatevi con 'testi' validi perché, anche nel nostro campo, il preconcetto è difficile poi da eliminare …"
Se non siamo troppo indiscreti... Su cosa sta lavorando in questo periodo?
"Sarò direttore artistico di un importante festival a Gressoney in valle d’Aosta (GressoneyWalserFestival - non solo cabaret ma anche incontri, teatro, cinema), sto organizzando una piccola tournée di cabaret con il mio nuovo spettacolo Cartoline dal mondo in Liguria e Piemonte e spero di veder realizzato il mio format Carrello28 ambientato su un tram di Milano!"